È un gesto che tocca il cuore e che restituisce a Paolo Ponzo un pezzetto di quella terra che ha calpestato con una fatica instancabile e un’umiltà rara. Intitolargli la strada che porta al centro sportivo non è solo un atto di toponomastica, ma una scelta simbolica potentissima: è come dire che, per diventare calciatori e uomini veri, bisogna passare per i suoi valori.

Ci sono campioni che si misurano in trofei e altri che si misurano in chilometri, sudore e silenzi. Paolo Ponzo apparteneva a quest'ultima razza, quella che non urla ma corre per tutti. Intitolargli la via che conduce ai campi dei giovani è il modo più bello per ricordare che il calcio, prima di essere tecnica, è sacrificio e appartenenza. Quella strada ora ha un nome che profuma di polvere e lealtà: la bussola perfetta per chiunque sogni di indossare la maglia gialla. 

Se da un lato l'iniziativa è lodevole, dall'altro l'assenza di un gesto ufficiale altrettanto forte da parte delle istituzioni comunali modenesi lascia un po' di amaro in bocca.

Spesso la burocrazia arriva tardi dove il cuore dei tifosi è già arrivato da anni. Paolo era il maratoneta dei canarini, uno che non si risparmiava mai; veder correre la memoria su binari istituzionali a volte più lenti della sua falcata è un peccato, perché figure come la sua sono patrimonio di una città intera, non solo di una squadra.

Sarebbe bello se questo fosse solo l'inizio di un riconoscimento ancora più corale, inaugurando una via anche a Modena.

Sezione: Editoriale / Data: Ven 06 marzo 2026 alle 21:17
Autore: Antonio Vistocco
vedi letture