C'è un cantiere in corso a tinte gialloblù, ma il profumo della nuova stagione ha già l'odore acre del sudore e la freschezza di un'idea di calcio nitida, coraggiosa e moderna. Una rondine non fa primavera, è vero, ma al Penzo si scorge distintamente l'impronta di quello che è già lecito ribattezzare Galloppa Ball.

La squadra corre, fa sudare il pallone e rifiuta le etichette rigide di un unico spartito tattico. In novanta minuti la lavagna si capovolge, si adatta e si evolve: sfilano fluidi il 3-4-2-1, il 4-3-3, il 3-5-2 e il 3-4-3. Moduli duttili che non imbrigliano la manovra, ma esaltano l'intelligenza collettiva di un gruppo camaleontico, dove l'intercambiabilità degli interpreti diventa il vero valore aggiunto.

La fotografia più bella della serata è l'interpretazione di Ambrosino come unica punta atipica, un falso nueve dinamico che è un manifesto programmatico per il futuro del ragazzo e uno spot per il calcio propositivo.

Il 3-2 finale e la sconfitta passano inevitabilmente in secondo piano di fronte ad una proposta di gioco così strutturata: organizzazione maniacale, cura dei dettagli, visione panoramica, qualità tecnica nei piedi e una copertura degli spazi che soffoca l'avversario e accende l'entusiasmo.

Manca ancora il cinismo per blindare il risultato, un mattoncino fondamentale che mister Galloppa e i suoi dovranno cementare fin dalle prossime e probanti trasferte di Benevento e Cremona. Ma le premesse ci sono tutte: il manico ha le idee chiarissime, e questo Modena promette scintille. E’ già nato il Galloppa Ball, e può diventare olio su tela. 

Sezione: Editoriale / Data: Lun 17 agosto 2026 alle 17:15
Autore: Andrea Peretti
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