Esistono date che non appartengono al calendario, ma alla mitologia. Per ogni tifoso del Modena, il 9 aprile 2022 è una di queste. Non è solo un ricordo; è un tatuaggio sulla memoria collettiva. Se chiedi a un canarino dove fosse quel pomeriggio, non riceverai una risposta vaga. Ti dirà l’esatta gradazione di grigio del cielo, il peso della pioggia sulla giacca e il calore di quel bicchiere di Lambrusco bevuto dopo, in un’osteria del centro, con le mani che ancora tremavano per l'emozione.
Eravamo tutti lì, sotto il diluvio del Braglia, testimoni del capolavoro di Attilio Tesser, l’architetto che stava disegnando la risalita verso la Serie B. La partita è bloccata, il fiato è corto, l’ansia morde lo stomaco. Poi, l’impossibile.
Dimenticate le traiettorie impossibili di Maradona o le finte ipnotiche di Rubens Pasino. Quel giorno, la fisica si inchina a Riccardo Gagno. Un rinvio. Un lungo, disperato, infinito lancio che attraversa il campo come una meteora. La palla rimbalza, beffa il collega avversario e gonfia la rete.
In quel momento il Braglia non esplode: collassa su se stesso per l'apoteosi. È un urlo primordiale che scaccia la pioggia. È la storia che si scrive in diretta. In quel pallone che viaggia per cento metri c'è tutto: la sofferenza della C, la voglia di riscatto, l'orgoglio di una città intera.
È stato il nostro Mondiale 2006, la nostra versione della Longobarda dei miracoli. Riccardo Gagno non ha solo segnato un gol; è entrato nell'Olimpo, diventando istantaneamente una leggenda immortale della storia gialloblù.
Chi c'era sa che quella non è stata solo una vittoria. È stata una comunione laica, una goduria collettiva che ancora oggi, a distanza di anni, ci fa venire la pelle d'oca al solo pensiero. Quel giorno, il cielo sopra Modena era grigio, ma il nostro cuore non è mai stato così gialloblù. Gagno leggenda gialloblù.
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