Caro Paolo,

sono passati tredici anni da quel 24 marzo 2013, un giorno che ha squarciato il cielo sopra la Maremontana. Te ne sei andato correndo, nell’unico modo in cui sapevi vivere: con il fiato corto, il cuore a mille e lo sguardo rivolto in avanti. Correre non era solo un gesto atletico, era il tuo humus, il tuo habitat naturale, il tuo modo di dire al mondo chi fossi senza bisogno di troppe parole.

Quel giorno, la luce si è spenta negli occhi di migliaia di tifosi che ti avevano visto arare le fasce di tutta Italia, ma proprio in quel buio si è acceso il mito. Se n’è andato un amico di tutti, un uomo che ha trasformato la fatica in poesia e il silenzio in esempio. Ci hai insegnato che la maglia non si indossa soltanto: si onora, si suda, si ama fino all'ultimo centimetro di campo.

Eri e resti il nostro Muratore, l’architetto dell’umiltà che ha posato mattone dopo mattone per riportare il Modena nell’Olimpo della Serie A. Ma la verità, Paolo, è che tredici anni fa non sei morto. Ti sei solo spostato un po’ più in là, dove la fatica non fa male e il traguardo non arriva mai.

Il tuo nome oggi è bellezza, è il simbolo di una città che non dimentica, è il battito gialloblù che risuona ogni volta che qualcuno scatta sulla fascia. Ci manchi, Paolo. Ma le persone come te non si fermano mai: continuano a correre nei nostri ricordi, facendo strada nel cuore della gente.

Grazie per aver scelto i nostri colori. Grazie per aver corso, per noi e con noi, in gialloblù.

Sezione: Primo Piano / Data: Mar 24 marzo 2026 alle 00:22
Autore: Andrea Peretti
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