Il calcio, si sa, vive di passione, attese e rituali. Ma ci sono momenti in cui il rettangolo verde deve necessariamente passare in secondo piano. È il caso del rinvio della sfida di Serie B prevista al Ceravolo, deciso a seguito dell'ondata di maltempo e della conseguente ordinanza del sindaco di Catanzaro.
Sia chiaro: il rammarico per chi vive di questi colori è profondo. Il pensiero va immediatamente ai tanti tifosi gialloblù che, con enormi sacrifici economici e logistici, avevano già acquistato biglietti, prenotato voli e riservato alberghi. Vedere i propri programmi annullati a poche ore dall'evento è una ferita al cuore del tifo organizzato e non solo.
Tuttavia, davanti alla forza della natura e a un'allerta meteo che sta colpendo duramente la Calabria e altre regioni, fermarsi non è un'opzione, ma un dovere. Non si tratta di un capriccio burocratico o di eccesso di zelo: siamo di fronte a una situazione di reale pericolo. La sicurezza della popolazione, la viabilità cittadina e l'incolumità di chi deve raggiungere l'impianto vengono prima di qualsiasi competizione sportiva.
Oltre all'ordine pubblico, c'è l'aspetto tecnico e fisico. Giocare su quello che si sarebbe trasformato in un vero e proprio lago avrebbe snaturato il gioco e, cosa ben più grave, avrebbe messo a repentaglio l'integrità fisica dei calciatori di entrambe le squadre. Infortuni gravi su terreni impraticabili sono un rischio che nessuna società può permettersi di correre.
Il disappunto resta ed è comprensibile, ma la razionalità deve prevalere. In certi giorni, l'unica vittoria possibile è quella del buonsenso.
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