Il match contro il Palermo non sarà una partita come le altre. Sabato pomeriggio, al Braglia, si chiuderà un capitolo intenso e viscerale della storia recente del Modena: Antonio Pergreffi dice addio al calcio giocato. Sarà un pomeriggio intriso di commozione, con un momento di saluto dedicato ai tifosi prima del fischio d'inizio, per permettere a tutto lo stadio di abbracciare, un’ultima volta, il suo condottiero. Con la fine della carriera di Pergreffi si chiude un’era. Non è solo una questione di presenze o di rendimento, ma di spirito. Antonio ha incarnato l'anima della rinascita gialloblù, portando la fascia al braccio con una dignità e una grinta d'altri tempi. Quel numero quattro sulle spalle è diventato, negli anni, sinonimo di affidabilità, di chi non molla un centimetro e di chi sente la maglia come una seconda pelle.
Il calcio è poesia, e sarebbe importante se il club decidesse di ritirare la maglia numero quattro. Sarebbe il gesto definitivo per onorare non solo l’uomo che la saluta oggi, ma anche la memoria di chi l’ha resa immortale prima di lui. Ritirare la quattro significherebbe legare indissolubilmente il nome di Pergreffi a quello di Paolo Ponzo, il muratore mai dimenticato. Due uomini simili, fatti di sudore e silenzio, che hanno onorato il Modena con una dedizione operaia. Fare in modo che Antonio sia l’ultimo a indossare quel numero sarebbe il modo più nobile per chiudere il cerchio, consegnando la maglia alla leggenda e lasciando che il ricordo di Ponzo e Pergreffi resti unito per sempre sotto la volta del Braglia. Grazie di tutto, Capitano.
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