Caro Antonio,
ci sono giocatori che indossano una maglia e giocatori che la sentono addosso come una seconda pelle. Tu, dal primo giorno in cui sei arrivato a Modena, hai scelto la seconda opzione.
Oggi non si chiude solo un capitolo della tua carriera, ma si conclude il percorso di un capitolo fondamentale della nostra storia recente. Sei stato il capitano della risalita, l’uomo che ha messo la faccia nei momenti duri e il petto in fuori nei momenti di gloria. Hai guidato lo spogliatoio con la forza dell’esempio, con quel mix di umiltà e grinta che solo chi ha mangiato la polvere delle categorie inferiori sa trasformare in oro.
Ma c'è un motivo se il popolo canarino ti ama così tanto: in te si sono rivisti quei valori che sono nel DNA di questa città. Quella dedizione silenziosa, quella capacità di non mollare mai, quel rispetto sacro per i colori gialloblù.
Proprio per questo, Antonio, nel giorno del tuo addio al calcio giocato, il regalo più bello che potresti farci — e che la società potrebbe farti — riguarda l'eredità che lasci.
C'è un filo invisibile che lega i grandi capitani. Tu hai onorato la difesa e la fascia, proprio come fece un uomo che è rimasto nel cuore di tutti noi: Paolo Ponzo. Sarebbe perfetto se quel numero QUATTRO non lo indossasse più nessuno. Sarebbe il modo perfetto per onorare il passato, celebrando contemporaneamente il presente di cui tu sei stato il pilastro.
Ritirare quella maglia significherebbe dire che certi valori — quelli di Paolo, quelli che tu hai incarnato ogni sabato — sono unici e non possono essere scambiati o ceduti. Sarebbe il sigillo definitivo su un’era di cui sei stato il condottiero.
Grazie di tutto, capitano. Grazie per ogni tackle, per ogni incitamento e per aver difeso la Ghirlandina con l'anima. Buona fortuna per il tuo nuovo viaggio, certi che resterai sempre un punto di riferimento per questa città.
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